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Album d'Aprile di Marco Paolini Un appuntamento con la grande televisione ieri su La7 con “Album d’aprile” di Marco Paolini, trasmesso in diretta e in prima serata dal Fillmore di Cortemaggiore, nel piacentino, e messo opportunamente in onda nell’ambito della speciale programmazione che la rete dedica al 6 Nazioni di rugby in collaborazione con Jolefilm, la casa di produzione dell'attore/autore veneto. Già proposto da Raitre nel 2005 con il titolo “Aprile ’74 e 5’’” (non in diretta ma in una versione registrata in varie location e in momenti diversi) lo spettacolo, impreziosito dal contributo musicale di Lorenzo Monguzzi (dei Mercanti del Liquore) ha visto Paolini nel ruolo di performer d’eccezione assumere la funzione di narratore di un racconto di vita “tra il campo da rugby e la piazza”. Protagonisti un gruppo di amici in una provincia del Nord Italia a metà degli anni Settanta. Un lunghissimo monologo ricamato attorno alle parole chiavi di questo sport “da gentleman” che in Italia è stato “giocato da contadini” (le parole sono dell’autore) – mischia, touche, ruck, palla, fuorigioco, principi, vantaggio, antigioco, ruoli, terzo tempo – che ha intrecciato storie e memorie del tempo, diari personali e passioni politiche. La biografia collettiva fitta di personaggi ritratti da Paolini con gusto folcloristico – Don Tarcisio l’allenatore che spiega la teologia della liberazione riveduta e corretta secondo la filosofia del rugby, Jole la barista amata da tutti che ha l’ardire di fare il contro canto a un comizio fascista, il giocatore Trevisin che esce da una pozzanghera del campo di gioco come la Mangano dalla risaia etc. – grazie ad una interpretazione unica è diventata, non è difficile crederlo, una autentica calamita. Più di due ore di entusiasmo, quello di una gioventù “che aveva fretta di diventare grande”, portata in scena grazie soltanto ad una voce, un corpo, una chitarra. Appunti ironici, momenti tesi (uno dei compagni della voce narrante, Barbin, entra in coma) come scanzonati, quadretti di provincia che inteneriscono e, talvolta, immalinconiscono impegnati a restituire tutto il sapore di un’Italia di provincia più piena di Don Camilli che di Pepponi. Insomma, una educazione sentimentale in piena regola. Dove il rugby descritto, decantato, mimato, parodiato, amato, è stato un tappeto di parole scenografiche in cui sono rimbalzate emozioni e riflessioni. Ennesimo match vinto per Paolini, dunque. Raro esempio di attore capace, nel Belpaese, di suscitare il tifo portando il teatro in televisione (nello spazio da concerti in cui si è svolto lo spettacolo il pubblico, piazzato in ogni area, palcoscenico compreso, ha raccolto fan venuti da ogni parte di Italia). Al rugby giocato oggi su La7, l’omaggio di un artista dalla caviglia davvero robusta.diventa amico di questo sito su Facebook conoscerai gli autori del network e gli altri lettori
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