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Call in game formato cipolla


Prendo spunto da un articolo sui giochi telefonici apparso oggi su Tvblog.it (www.tvblog.it/post/6019/lo-scandalo-dei-call-in-games). Nel pezzo si ricordano gli scandali che hanno recentemente investito alcuni importanti call-in-games. A cominciare da “You say we pay” di Channel 4 (i cui produttori hanno ammesso di truccare il gioco), fino ai più importanti charity show del Regno Unito come Childern in Need e Comic Relief. Nel caso del programma di Channel 4, finte sarebbero state le telefonate dei vincitori per stimolare il pubblico a casa a brandire la cornetta e comporre il numero per competere in un gioco che di fatto non vincerà. Lo spirito della competizione pare essere naufragato. Perché le regole di un vero gioco sono magari fatte per essere forzate e anche parzialmente violate, ma non mai infrante. A tal proposito Bateson, ammettendo quanto fosse arduo il compito di definire cosa è un gioco, buttava sul tavolo la metafora della cipolla: ogni strato della cipolla rappresenta un gioco con le sue regole, che permettono anche di passare da uno strato all’altro in modo tale che il gioco non si irrigidisca, consentendo sempre mosse imprevedibili, pur rimanendo dentro la dimensione del gioco stesso. Nel caso del gioco telefonico, dove la presenza è solo affidata alla voce, viene costruita una dimensione tutta propria dove il piacere della conferma della competenza dello spettatore è affidata soprattutto alla credibilità del suo interlocutore. Qui la vena agonica, condita con un pizzico di gaiezza che alleggerisce la vita, è un corpo a corpo tutto combattuto fra l’ansia di non farcela e il piacere di farcela orchestrata con serietà e giusta distanza dal conduttore. Un gioco affliggente, per la verità, dove l’esibizionismo si sposa sempre alla solitudine della gara e dove l’emulazione è un vero e proprio lievito che fa crescere lo spettacolo, puntata dopo puntata. Guardate in faccia le magagne, torna utile la metafora della cipolla per il call game. Sbucciato ogni suo strato, scandalo su scandalo, quel che rimane sono niente più che lacrime amare.



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