Cavi estinti
Tecnosauri. Le chiamava così qualche anno fa Nicola Nosengo, in un suo brillante saggio (http://www.rivistaprometheus.it/rivista/iii63/tecnosauri.htm), le “tecnologie che avrebbero potuto cambiare il mondo e sono rimaste confinate nei laboratori, prodotti che il mercato ha rifiutato, macchine che dopo essere state di uso quotidiano per decenni sono scomparse e oggi si trovano solo nei musei”. L’estinzione è concetto che veniva da Nosengo utilizzato non per la famiglia dei viventi, ma nella fattispecie per i prodotti dell’ingegno umano (il videotelefono è citato come classico esempio di tecnologia già pronta negli anni Sessanta ma non ancora diffusa, proiettata in un imprecisato futuro che sembra ancora di là da venire). La parola tecnosauro coniata per l’occasione era un azzeccato ibrido frutto dell’incontro fra la parola tecnica e la parola dinosauro (animale preistorico spesso utilizzato come ingiurioso appellativo diretto a persona ultra conservatrice e di ristrette vedute). Il parallelo fra tecnologia e animale è stato adesso ripreso da una campagna brasiliana per il dvd theatre system wireless di Panasonic, vincitrice del bronzo a Cannes 2007 per la categoria “outdoor”. La Fisher America Comunicacao Total di San Paolo (Brasile) ha lanciato l’idea: rappresentare il concetto dei “cavi in via di estinzione”. Così, grazie a cavi attorcigliati fra loro con eleganza e maestria vengono ricreate le immagini di alcune specie di animali che rischiano di scomparire dalla faccia della terra: una balena, una tartaruga, una scimmia, un macao. Cavi piegati e arrotolati secondo convenienza restituiscono in maniera tridimensionale e colorata una fauna improbabile quanto seduttiva, scalzata però dalla tecnologia wireless. Vale a dire dalla tecnologia senza fili. L’assenza di cavi per trasmettere dati (siano essi testo, immagine, video, audio) rimanda certo ad un concetto di leggerezza e libertà esattamente contrario alla sensazione di claustrofobia che circonda da sempre ogni specie in via di estinzione. Giocando sul contrasto fra una benvenuta, impalpabile mobilità dell’informazione e sull’ingombrante vincolo fisico del vecchio canale di trasmissione (ormai desueto), qual è l’effetto delle immagini? Uno spiazzante cortocircuito, evidentemente.
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