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Charlot ai Magazzini Einstein


Magazzini Einstein, contenitore televisivo e insieme laboratorio di sperimentazione di nuovi linguaggi dedicati all’arte, dedica la puntata di questa notte (Raduno, ore 2.10) allo spettacolo della cultura “Chapliniana”. Per i non nottambuli scatta il videoregistratore. Anche perché la “prima icona mediatica del ‘900” è in odore di celebrazione: l’evento “Chapliniana Bologna” gli tributa giusti onori a trenta anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel Natale del 1977. Quello di Bologna (dal 1 giugno fino al 30 ottobre) è un appuntamento per rinverdire i fasti del vagabondo più famoso della storia del cinema attraverso una mostra a lui dedicata (visibile alla sala Borsa fino al 30 ottobre) realizzata a partire dagli archivi della famiglia Chaplin. Charlot è un vero e proprio mito che rivive fra documenti e materiali filmici in tutta la sua versatilità, che ha attraversato le comiche degli anni 1914-1918, i classici del muto come le opere della maturità. I primi lungometraggi chapliniani (Il monello, 1921, La febbre dell’oro, 1925, Il circo, 1928) hanno affermato un criterio di professionalità per l’epoca inedito. E alcuni film come “Luci della città”, la storia del vagabondo dal cuore d’oro e della fioraia cieca (costata circa centomila metri di pellicola in ben tre anni) non si dimenticano facilmente per la perfetta meccanica narrativa frutto di genialità e tecnica. La storia di Chaplin racconta di un artista tenace che non ha mai tradito la sua poetica. Quando già il sonoro conquistava spazio, Chaplin sceglieva di difendere a denti stretti la pantomima che lo aveva reso celebre e optava per il muto con tanto di bombetta e scarpe rotte, vestendo i panni dello squattrinato vagabondo che la giovane fioraia cieca, per uno scherzo del destino, scambiava per un milionario. E quando smetteva la maschera di Charlot, Chaplin era capace di confezionare capolavori di humor nero come Monsieur Verdoux, da lui stesso definito “il più intelligente e brillante dei suoi film” (su un’idea di Orson Wells) dove un bancario licenziato per provvedere a moglie (inferma) e figlio (piccolo) a carico, si dedicava ad una attività mostruosa: quella di seduttore professionista di donne rigorosamente ricche, che poi derubava e uccideva. Critica sociale, civile ed anche religiosa hanno fatto guadagnare a Chaplin un posto in prima fila nella cinematografia che si scaglia contro il perbenismo piccolo-borghese



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