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Commedia all'italiana, ritratto di un paese che non cambia Enrico Vanzina, noto sceneggiatore e regista, ideatore, insieme al fratello, del genere cinepanettone (battute facili, colonna sonora orecchiabile, comicità diretta), adesso esce in libreria con un poderoso volume di più di duecento pagine edito dalla Newton&Compton dal titolo provocatorio di “Commedia all’italiana: Ritratto di un Paese che non cambia”. Una critica ad un genere forte della produzione nostrana (di cui il padre Steno è stato uno dei capisaldi) che però, a partire dagli anni ottanta, ha cominciato un po’ a mostrare la corda, con personaggi manichei e poca capacità di penetrare e svelare i vizi del Belpaese. Un registro diretto, a tratti diaristico, costellato di inediti sul dietro le quinte del cinema, e uno sguardo autobiografico che non risparmia neppure bordate ai colleghi che lo criticano per fare film di cassetta, destinati ad un pubblico di bocca buona. Critiche che spesso sono davvero al vetriolo. Come quella di Daniele Luttazzi che alla domanda “Non ti piace la comicità alla Vanzina?” ha risposto senza mezzi termini “Preferisco i film porno a quelli dei Vanzina. I film porno sono meno prevedibili”. Oltre ai cinepanettoni, che sono diventati un appuntamento fisso delle feste natalizie (“Vacanze di Natale”, 1983, “A spasso nel tempo”, 1996, “S.P.Q.R-2000”, 1994 etc.) Enrico Vanzina ha anche firmato la sceneggiatura di film celebri come “Febbre da cavallo” e ha partecipato alla sceneggiatura di pellicole di grandi cineasti come Steno (“Tango della gelosia”, 1981), Alberto Lattuada (“Oh, Serafina!”, 1976), Dino Risi (“Il commissario Lo Gatto”, 1986).
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