Faber a La storia siamo noi
Fabrizio de André è stato protagonista ieri sera de “La storia siamo noi” (Raitre, ore 23.30), proprio nel giorno di apertura della kermesse sanremese. In studio con Giovanni Minoli la moglie dell’artista scomparso nel 1999, Dori Ghezzi (viceversa interprete che il palco dell’Ariston lo ha conosciuto bene), a ricordarlo con affetto, senza volerne fare un santino, trasmettendo il calore tutto umano ricevuto da una personalità tanto spiccata capace di generosità non comune. La testimonianza intima e privata si è mescolata a materiali di repertorio e interviste agli artisti e agli amici con cui Faber (così lo aveva soprannominato Paolo Villaggio, richiamando una nota marca di pastelli) ha collaborato nel corso della sua carriera, che lo ha visto produrre quindici lavori, non troppi ma tutti di forte attenzione e ricerca. Una carriera che fra il 1968 e il 1973 lo ha visto molto prolifico (ricordiamo “Tutti moriremmo a stento”, con l’accompagnamento di una orchestra sinfonica e “Storia di un impiegato”, ultimo dei quattro concept album ispirato agli avvenimenti del Maggio francese e alla contestazione giovanile del ’68); anni di lavoro e raffinamento di uno stile peculiare da poeta “contro”, che lo porterà ad approdare poi a quello che la critica ha definito “Album del decennio”, Creuza de mä (1984); progetto realizzato in collaborazione con Mauro Pagani che è un viaggio nei suoni del mediterraneo realizzato in lingua genovese. Una lingua, il genovese antico, accompagnato da una musica che fa risuonare echi di tradizioni turche, greche e berbere, che permette a De André di riscoprire la sua natura vera di cantante, fuori dalle impostazioni rigide della voce ereditata dal cantautorato e influenzate da artisti come Brassens e Brel. Maggiore abbandono alla musicalità del testo e più libertà nell’interpretazione decretano uno spirito nuovo che percorre questo disco alla Salgari (la definizione è di Pagani), dove corre l’avventura e l’esplorazione peraltro affrontata da chi di aveva fisicamente viaggiato poco, ma molto attraverso dischi e libri. Dopo Creuza de mä, la crisi creativa e i successivi lavori, “La nuvole” (1990) e “Anime salve” (1996) con l’aiuto, quest’ultimo, di Ivano Fossati, che ha ricordato la sua grande vicinanza al cantautore genovese, condivisa peraltro con un pubblico partecipe e molto affezionato. Paolo Villaggio, con cui De André ha scritto la canzone “Carlo Martello”, in chiusura di trasmissione, ha persino confessato – con un moto di ironia mista a tenerezza - la sua invidia per De André, dopo un funerale molto partecipato.
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