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Giro di vite per la sit-com A qualche tempo di distanza dal lancio di 7 vite, la nuova sit-com autunnale trasmessa su Raidue, va fatta una manciata di considerazioni in merito. Prima di tutto, per dirsi sit-com, un prodotto deve rispettare alcuni requisiti tecnici e cioè: 1) durare mezz’ora circa 2) avere una storia principale 3) avere un cast fisso da una puntata all’altra 4) essere girata alla presenza di un pubblico. 7vite li rispetta puntualmente: 1) dura venticinque minuti 2) ha una storia principale: il protagonista Davide (Luca Seta) dopo 15 anni si risveglia dal coma e si ritrova trentenne con l’emotività di un adolescente 3) ha un cast fisso di personaggi: la sorella Carlotta (Michela Andreozzi), l’amico d’infanzia Leo (Giuseppe Gandini), la cugina Laura (Elena Barolo), la psicologa di Davide, Giovanna (Lucia Ocone) e Franco (Massimo Olcese), il gestore del bar dove ogni giorno i ragazzi si ritrovano 4) le risate che puntellano le puntate (?) pare siano autentiche. Manca un unico requisito: non è divertente. E dire che lo spunto è brillante e particolarmente aderente allo spirito dei tempi: la sindrome di Peter Pan come trait d’union fra chi non è cresciuto perché è stato impossibilitato a farlo (per un evento traumatico che gli ha risucchiato l’adolescenza in un buco nero) e chi – i cosiddetti “bamboccioni” di oggi, non si è evoluto per altri tipi di problemi che interpellano anche la sociologia, oltre che la psicologia. Il cuore della sit nostrana dovrebbe essere insomma il viluppo di emozioni e sentimenti contrastanti sbatacchiati nell’animo di un giovane adulto per caso, buttato nella mischia di tanti adolescenti fuori tempo massimo. Ma se il sale di ogni sit-com è dato da relazioni conflittuali create da personaggi che hanno una visione del mondo spesso distante (che, entrando in contrasto, creano situazioni fuori dalla norma che suscitano ilarità) 7 vite fallisce il tiro. L’esagerazione dovrebbe essere quasi una parola d’ordine. E invece, vedendo qualche puntata di questa sit sguarnita di riferimenti e battute pertinenti al passato di Davide, si ha l’impressione di star guardando niente più che una simpatica combriccola di giovani adulti credibile e molto simile al vero alle prese con i crucci che assillano tanti coetanei presi pari pari dalla vita. Dove l’esagerazione? Dove il gusto del paradosso? Dove il rovesciamento di ruoli e di visioni del mondo? Dove i personaggi caratterizzati oltre misura? Si fa fatica a chiamare questo 7 vite nostrano una sit-com. Se ad essere in coma è la comicità.diventa amico di questo sito su Facebook conoscerai gli autori del network e gli altri lettori
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