Guanda, fra giganti e nani
Un compromesso fra un saggio e un romanzo. “Storia naturale dei giganti” (Guanda, 2007) di Ermanno Cavazzoni è uno dei libri più belli degli ultimi anni. Lo scrittore è un talento letterario che ha la sventura di essere comico (e dunque di faticare assai per essere preso sul serio) ma tant’è. Nel libro la serietà prova a farsi spazio e il suo alter ego protagonista è impegnato a costruire una sorta di trattato naturalistico sui giganti, figure fantastiche che popolano con la loro ingombrante presenza la letteratura del Rinascimento (eppure troppo spesso dimenticati) attraverso una perlustrazione tutt’altro che asettica (ma lo stesso rigorosa) che pesca da Pulci e Ariosto come da Cassio da Narni o Lombroso. Quasi un catalogo senza la presa di distanza scientifica di un’enciclopedia, una prosa sapida e ironica pur non essendo sguarnita di citazioni e dotti riferimenti, con una sua bizzarra metodologia che indaga i poemi epici seguendo una precisa cronologia, dal Trecento al Don Chisciotte, dall’Orlando Furioso al Morgante di Pulci. Dei giganti se ne restituisce a mano a mano un’esatta fisionomia, si descrivono i loro usi e costumi, il loro linguaggio e persino la loro attività sessuale perché (così si legge nella “dedica futura”) ad un certo punto i giganti sono finiti come sono finiti i mammuth, per via della caccia spietata oppure – scrive l’autore – per il loro sistema riproduttivo male orientato, di un’attività sessuale imprecisa quanto sgonfia. Lo sguardo dello studioso si fa allora puntuto e il gigante che nella sua estrema natura “se ne sta rintanato da solo come un monaco pazzo e scorbutico”, che preferisce più la vita da scapolo perché è “monco sul piano affettivo, violento, portato all’inimicizia”, viene restituito da una scrittura – è il caso di dirlo – tutta maiuscola. Ripreso nel suo egocentrismo e nella sua ridicola competenza che muove a compassione come nella sua taglia che incute rispetto (per forza: si nutre di leoni, orsi e draghi) e al contempo svela un’indole affatto maldestra, che lo fa apparire anche un poco patetico (“se c’è un gigante davvero accecato dalle contingenze avverse della battaglia, è più probabile che i danni maggiori siano per i suoi colleghi antistanti”). La fama da troglodita di cui il gigante continua a godere ancora oggi non lascerebbe sospettare, nei meno dotti, le tante caratteristiche che gli sono proprie e che ai più svogliati basterà verificare ricorrendo all’indice di tutti i giganti citati, alla fine del poderoso volume. Le cospicue trovate del libro invitano però ad una lettura senza salti di pagina. Anche perché, quando uno meno se lo aspetta, ecco che si trova insinuato fra le righe del trattato l’io dello scrittore alle prese con le proprie intermittenze del cuore. Le note a margine del tomo diventano cioè una sorta di diario privato dove l’autore si distrae temporaneamente dal suo saggio per seguire con la mente una piacente e giovane ragazza, Monica. Una specie di Angelica intrufolatasi nei suoi pensieri che lo porta di tanto in tanto a tradire l’intelletto e a seguire suo malgrado i palpiti del cuore (senza debiti alla Tamaro, beninteso). L’effetto comico è irresistibile, la cultura si insinua nel privato e viceversa con reciproche interferenze che più che far perdere il filo ne intrecciano sempre di nuovi e originali che stimolano riflessioni come sorrisi. Imperdibile.
Guanda dà spazio ai giganti ma – per par condicio – anche ai nani. “Il lancio del nano e altri esercizi di filosofia minima” di Armanndo Massarenti, fatto uscire dalla stessa casa editrice nel 2006 è oggi ripubblicato per la collana “Letture di filosofia” del Sole 24 Ore con un’introduzione di Umberto Eco. Massarenti è responsabile delle pagine Scienza e Filosofia del supplemento culturale de Il Sole 24 Ore Domenica e con questo libro costruisce un vero e proprio classico della divulgazione filosofica con testi-articoli che propongono quesiti stimolanti ma a tutti accessibili. Dilemmi morali che si dibattono fra visioni universalistiche e particolaristiche, ragionamenti-bonsai come pillole di meditazione anche divertenti dove l’attualità dialoga con la filosofia rilanciando domande troppo spesso frettolosamente archiviate dopo la lettura dei quotidiani. Il caso di Terri Schiavo, le parole di Zapatero, la morale della ricerca scientifica attuale, lo Tsunami, la voce saggia di Umberto Veronesi, l’11 settembre e persino Shrek a illustrare una lezione filosofica direttamente derivata da Sant’Agostino: il contemporaneo fornisce con generosità spunti a considerazioni di lungo corso, il presente viene illuminato con l’occhio lungimirante del filosofo e l’esercizio laico proposto ad ogni intervento risulta aperto al confronto.
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