Heroes, il superuovo di Colombo Heroes, dopo snervanti attese, è sbarcato finalmente su Italia 1 con il suo esercito di persone ordinarie che scoprono in parti diverse del mondo (e più o meno nello stesso tempo) di essere dotati di abilità straordinarie. Il debito evidente alla Marvel e ai suoi homines superiores, mostruosi quanto più malinconici, crea qualche imbarazzo. Soprattutto al cospetto della strombazzata campagna di lancio della serie (è stata trasmessa per la prima volta sul canale televisivo NBC il 25 settembre 2006). Tanto è vero che il programma – ideato, scritto e prodotto da Tim Kring – schiera fra gli autori lo stesso Jeph Loeb che ha lavorato a diversi fumetti della Marvel Comics (e della DC Comics). Lo stesso Loeb che, in più, ha messo il suo zampino su Smalville (rimaneggiamento disinvolto della storia di Superman, dove il ragazzo dello spazio proveniente dal pianeta kryptoniano è un liceale dall’occhio ceruleo spaccato fra inquietudini adolescenziali e forze del male). E infatti Heroes segue il solco di Smalville e frulla come può fantastico e vicenda umana, in un confronto-scontro fra dimensioni esistenziali e fisiche declinate però in così tante forme che pare di essere in una sorta di supermarket del paranormale. X-Men, va da sé, è un solido riferimento e fra i protagonisti di Heroes il campionario è piuttosto vasto: c’è il manipolatore del continuum spazio-temporale, l’asportatore di cervelli mutanti, il novello Icaro (sogna di volare) che assorbe come spugna i poteri di tutti gli Heroes che incontra, la rigeneratrice cellulare (nel senso che non muore neanche se ci si sforza), lo scanner ambulante del pensiero, la schizofrenica stile Mr Hyde, il preveggente, la curatrice, l’attraversatore di corpi solidi e pure il pupo che dialoga con le macchine (per tacere poi del creatore e manipolatore del fuoco). Molta polpa e ricco citazionismo, l’alone leggendario degli eroi braccati e temuti non è così fiammeggiante ma la serie funziona (anche se rimane il dubbio che Ugly Betty sia riuscita nella sua modestia e nei suoi sgraziati impacci laddove l’eroe non s’inoltra ancora). Heroes è la dimostrazione che parche scopiazzature non garantiscono l’originalità. Al contrario di quelle generose, specie se attingono ai grandi. Promosso.
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