Media in gioco - di Elena Paparelli
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Il Dr House, fra scienza, filosofia e letteratura

Il Dr. House è un vero e proprio crocevia di pubblicazioni. Sul versante scientifico: “I casi del Dr House” (Sperling&Kupfer) del giornalista scientifico Adrew Holtz. Perché va bene il fascino che emana dalla sua misantropia in camice, ma qualche domanda, rimanendo ai fatti e alle diagnosi presentate in una delle serie tv più amate dal pubblico, sorge pure spontanea. Fra embolizzazioni e coronografie che fioccano abbondanti, angioplastiche e interventi chirurgici ad ogni batter di ciglia, ogni tanto capita infatti di rimanere un po’ perplessi dalla veridicità di quanto visto. Anche perché si è quasi sempre al cospetto di un mix di sintomi per lo più inediti e di risoluzione che prendono corpo per tentativi ed errori (orrori) sulla pelle del paziente (sottoposto non di rado a trattamenti pericolosi che a non azzeccarli si rischia magari l’incriminazione). Si sa ormai che House ci prende sempre con la sua lavagnetta fatata su cui ragiona in maniera poco convenzionale, coadiuvato dal suo staff che più che altro serve da pungiball per rafforzare il suo ego. Ma come fa a non sbagliare un colpo? Quanto è corretto quello che dice? Sono attendibili i casi su cui rimugina? Curiosità, bizzarrie e verità scientifiche vengono presentate da Holtz a partire dal telefilm. Che, proponendo delle terapie, fornisce allo scienziato il destro per verificarne o meno l’efficacia, analisi dopo analisi, esame dopo esame. Un libro diretto, insomma, a chi, più che identificarsi in House e nel suo sfrontato metodo diagnostico, si rivede più che altro nel paziente alle prese con convulsioni che scattano inattese oppure massacrato dalle complicazioni più inusitate. E, ovviamente, ai medici che, guardando House, diligenti hanno sempre preso appunti. Il secondo libro parla invece di filosofia: “La filosofia del Dr. House” (ed. Ponte alle Grazie) del collettivo Biltris che si propone di indagare l’etica, la logica e l’epistemologia dell’eroe televisivo. Il medico acchiappascolti, considerato dagli autori una sorta di Socrate Pop, sarebbe portatore di una super-etica perché - nonostante si prenda beffa in maniera urtante di colleghi come di pazienti, e benché sia intrattabile in maniera eccentrica, sarebbe nondimeno umanissimo nel suo fare di tutto per salvare una vita, per cui arriverebbe a sacrificare anche etica, legge e deontologia. Perchè la sua molla è sempre e comunque la salvezza del paziente (a considerare però gli episodi di House, c’è da dire che la partitura delle puntate invero prevede sempre all’inizio la ritrosia di House nel curare un paziente incurabile, seguito invece dal suo accanimento non appena scopre sintomi rari che pungolano la sua intelligenza più che il suo cuore). L’intento del libro a partire dalla serie è quella di ragionare sui problemi di tutti (cosa è giusto e cosa è sbagliato? Come si conduce un ragionamento corretto? Che cosa conosciamo?) grazie all’aiuto di House, di cui si cerca di scandagliare il funzionamento del suo cervello e di indovinare le diagnosi, tentando di capire se sia buono o sia cattivo, come la ragione del suo fascino (House sarà forse – come sostenuto da uno degli autori - anche umanissimo nel modo in cui affronta la morte altrui. Ma chi sta nella realtà sul lettino dell’ospedale, al di là del bene o del male, certo deve faticare parecchio per allinearsi al suo umorismo. Personalmente, di fronte a un medico come House, scapperei a gambe levate). Il terzo libro lo ha scritto proprio lui, il Dr. House, cioè l’attore inglese Hugh Laurie che è anche scrittore umorista. Si intitola “Il venditore di armi” (ed. Marsilio) ed è un thriller comico, una spy story strampalata che sembra fare da contro canto al rigorosissimo ragionare di House. Come dire: dopo tanta scienza e filosofia, una parentesi di libertà narrativa, senza bisogno di futili argomentazioni.

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