Il mare di sogni di Marco Zurzolo L'ultimo disco di Marco Zurzolo, “Migranti” (il quinto lavoro uscito per EGEA) chiama un sottotitolo semplice legato a eventi di cronaca attuale non mai a sufficienza conosciuti: “Un mare di sogni”.
Che sono poi quelli che spingono quanti – e sono tanti, tantissimi – partono dall'Africa, dall'altra sponda del Mediterraneo, per approdare nel nostro stivale, e arrivano anche in Campania, nella Napoli cara all'artista, da sempre impegnato in tematiche sociali.
Così, se la musica – sono parole di Brian Eno – è spesso l'arte di muoversi restando fermi, l'appassionato sax di Zurzolo ci traghetta verso confini sonori dove la cultura partenopea si lascia accarezzare da temi e suggestioni dell'Africa, senza che le due tradizioni culturali siano in qualche modo riconoscibili.
Un coinvolgente – a tratti divertito, a tratti più intenso – abbraccio di note e lirismo, gioco e malinconia, riscaldata da una presenza artistica che dal palco arriva diretta.
L'immaginario onirico fa da sponda alla musica – sensuale, penetrante, profonda – che si muove, viaggia, fra temi brillanti, stilemi differenti, colori vari, picchi di pathos, andamenti lievi.
Suoni, dunque, come testimonianze di tragitti anche solo pensati, empatici, affettivamente sempre partecipati, composti e scomposti secondo uno stile moderno e personalissimo, proprio di chi è riuscito a crearsi dentro un'armonia individuale solida, che non teme confronti.
“Migranti” è più di una ipotetica colonna sonora di uno spostamento geografico, va oltre la promessa di un approdo fisico appena suggerito: è un cammino interiore seduttivo quanto basta, senza meta che non sia quella del viaggio stesso, fianco a fianco dei tanti “altri” che, attraverso la musica di Zurzolo, scopriamo appartenerci tanto intimamente.
L'artista ha presentato il disco “Migranti” sabato 16 ottobre all'Alexander Platz di Roma.
Ad accompagnarlo sul palco del Jazz Club più antico d'Italia, artisti giovani: il trombone imperativo di Alessandro Tedesco, l'esuberanza di classe del pianista Francesco Villani, Davide Costagliola al basso.
Il programma dell'Alexander Platz qui
Elena Paparelli
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