Internet, Pinocchio e Grillo
La nuova Woodstock delle persone perbene. Così Beppe Grillo ha definito il suo V-day, iniziativa di protesta e di mobilitazione civile che si è svolta ieri in varie parti d’Italia con al centro la cosiddetta “Operazione Parlamento Pulito”. E che è stata un successo: una proposta di legge di iniziativa popolare che – stando alle stime – è stata sottoscritta da 300 mila persone (tre i punti principali: fuori dal parlamento i cittadini condannati in via definitiva; voto con preferenza diretta per le politiche e limite di elezione per un massimo di 2 legislature). Nella campagna-Grillo un ruolo determinante è stato svolto dal suo blog (www.beppegrillo.it) che, oltre che a lanciare l’iniziativa, è riuscito a radunare attorno a sé più di 200 parlamentari che hanno risposto ad un suo sondaggio, manifestando le proprie posizioni. L’esperienza del blog seguitissimo di Grillo è una delle tante risposte ai dubbi che Franco Carlini, recentemente scomparso, muoveva qualche anno fa nel suo libro “Internet, Pinocchio e il Gendarme” (manifesto libri, http://www.manifestolibri.it/vedi_brano.php?id=149), in cui reinterrogava il mito dell’Internet Pinocchio felicemente anarchico e, con esso, le sue ambiguità, i suoi idealismi, le sue manipolazioni. Ancora all’alba del terzo millennio, e già il senso democratico dello sviluppo della rete si andava infatti offuscando: il mito di uno spazio libertario e partecipativo – territorio vergine di instancabili e sempre rinnovate identità multiple – si frammentava in tanti linguaggi diversissimi fra loro che rendevano quantomeno complessa una sua lettura compiuta. Oggi, Grillo è schierato senz’altro dalla parte del “mito buono dell’Internet”, quello che concepisce la rete come luogo ideale per l’esercizio di forme più ricche di democrazia. E il suo blog giustifica l’ottimismo: diventato un vero e proprio fenomeno di massa, è riuscito ad attirare a sé l’attenzione dei politici e di una fetta non trascurabile di opinione pubblica. Strumento sì, ma a tutti gli effetti luogo telematico dove illuminare il reale secondo una nuova prospettiva condivisa. Internet certo non è il paradiso ed esistono approcci critici al blogging che meritano considerazione. Come per esempio quello di Geert Lovink, studioso di media, che ha sottolineato l’impulso nichilista del blog (http://www.eurozine.com./articles/2007-01-02-lovink-en.html), questo “canale di ritorno” capace di aggregare impressioni su un argomento più che aggiungere nuovi fatti ad una notizia. Ciascun blog, a suo modo, tassello che porta all’erosione di quel sistema dei media che ha dominato nel ventesimo secolo. Se è molto probabile che i blog in un futuro abbastanza prossimo smantelleranno la seduzione dei media broadcast (vedi il libro di Vittorio Sabadin “L’ultima copia del New York Times-Il futuro dei giornali di carta”, Donzelli, 2007) rimane il fatto che il cosiddetto diario in rete, (contrazione di web log, cioè “traccia su rete”), che in Italia si è sviluppato dal 2001 con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla loro gestione, è una creatura che, più che funzionale alla self-promotion, identifica un preciso modo di rapportarsi con gli altri. Molto generoso perché iscritto nella logica delle fonti e della molteplicità di voci diverse chiamate in causa dalla sua struttura: niente più che un nodo di un sistema di lettura che innesca un circolo virtuoso fra i vari blog di cui fa parte (come ben descrive Giuseppe Granirei in “Blog Generarion”, Laterza, 2005) e che per questo non può non dirsi uno spazio politico di grande interesse.
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