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L'anacronismo dei Simpson


Arriva oggi nelle sale italiane il film dei Simpson e già piace prima ancora di averlo visto. Michele Serra ieri su Repubblica ha dichiarato il suo amore per la terribile famiglia gialla (che poi siamo noi stessi) fatta di cinque solisti che nella famiglia vedono “la sola forma di aggregazione e sostegno che regge nella esilarante ma mostruosa America nella quale vivono”. Elemento questo che viene ancora più rimarcato nel film stesso. La famiglia dei nostri eroi è vista da Serra come una sorta di Arca scalcinata, “comicamente inadeguata, dopo il diluvio che ha sommerso ogni altro vincolo sociale”. E il peggio è che questa famiglia fa ridere di un umorismo amaro proprio per la sua mostruosità che è anche la nostra. Ma è proprio così? Cito a proposito un brillante saggio di Paul A. Cantor contenuto nel libro “I Simpson e la filosofia” (Isbn Edizioni) dove si parla della famiglia dei Simpson come la “ri-creazione post moderna della prima generazione delle sit-com familiari televisive” (quelle con un lato affermativo che celebrano la famiglia nucleare come istituzione), e il suo forte valore nel vivere in una cittadina di provincia: “nonostante lo show si incentri sulla famiglia nucleare, mette in relazione la famiglia con le grandi istituzioni della vita americana, con la Chiesa, la scuola e persino le stesse istituzioni politiche, come il governo municipale. In tutti questi casi i Simpson si fa beffe di tali istituzioni, facendole sembrare ridicole e prive di valore. Ma nel contempo lo show riconosce la loro importanza rispetto alla famiglia”. Una micro comunità in cui le relazioni con il potere ma anche con l’uomo della strada sono passate al setaccio e sbeffeggiate, è vero, ma dove c’è un visibile riecheggiare di un’epoca trascorsa, quando ciascun cittadino americano aveva un rapporto diretto con le istituzioni di governo e la famiglia era ancorata ad una comunità locale. La “disfunzionale” famiglia Simson funziona perché come cemento ha l’affetto ma non perché – come dice Serra – sia l’ultima zattera a disposizione – ma perché ha un valore di per sé, che viene ogni puntata ribadito: “nonostante molti restino colpiti dallo show interpretandolo come se stesse tentando di minare la famiglia americana o di scardinare la sua autorità, di fatto ci ricorda che l’antiautoritarismo è esso stesso una tradizione americana, che l’autorità della famiglia è sempre stato un problema sentito nell’America democratica. Ciò che rende tanto interessante I Simpson è il modo in cui combina il tradizionalismo con l’antiautoritarismo. Si fa costantemente beffe della famiglia tradizionale americana. Ma, nello stesso tempo in cui ne fa satira, offre l’immagine di una famiglia nucleare che resiste. Molti dei valori tradizionali della famiglia americana sopravvivono a tale satira, in primo luogo il valore della famiglia nucleare stessa”. Insomma, un ritorno alla famiglia addirittura prima degli anni ’70, decennio in cui la televisione americana ha cominciato a mostrare modelli diversi di accudimento dei figli, fino a mettere persino sotto accusa i valori tradizionali familiari negli anni ’80 e ‘90, nonostante alcuni telefilm “conservatori” come “I Robinson” o “Casa Keaton”.



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