La nocciolina "da visita" Una nocciolina incisa come biglietto da visita. La trovata dell’azienda giapponese Arigatou Co. Ltd, specializzata in incisioni laser su prodotti alimentari, è quella di utilizzare l’arachide per stamparci sopra il proprio marchio o il proprio nome. La cosa ha in sé diversi benefici. Innanzitutto il biglietto da visita, che nella sua storia (fu inventato per la prima volta in Francia nel 1700), è stato oggetto di collezionismo, ha una nuova rarità da archiviare: la “nocciolina da visita” è certo destinata – per la sua originalità – ad essere messa sotto teca. In secondo luogo, la forma stretta e lunga del legume in questione ben si presta ad ospitare la scrittura verticale del giapponese. In terzo luogo l’arachide è detta anche “nocciolina americana” (“Peanuts” si chiamano i protagonisti delle strisce di Schulz) e l’incisione del carattere giapponese su un prodotto così naturalmente “americano” è ben rappresentativa di questo millennio dove Oriente e Occidente vanno a braccetto. In quarto luogo il Giappone, fra i principali produttori di automobili e di elettronica, ha un’agricoltura che – al di là della sua declinante importanza economica – condizione ancora molto la vita politica del paese: un frutto della natura come veicolo di presentazione è quasi fisiologico. In quinto luogo la nocciolina è un frutto secco, come secca è la comunicazione contenuta in un biglietto da visita. In sesto, e non ultimo luogo, come materiale su cui incidere le proprie generalità la nocciolina è perfetta. Almeno se l’intento di un biglietto da visita è quello di restituire, di sé e della propria professione, il nocciolo.

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