Lucignolo, rush finale con Melita la Diavolita Lucignolo Bellavita (Italia 1 ) ha chiuso ieri sera i battenti con una puntata tutta al femminile. Una galleria di ritratti in rosa che – in una curiosa escalation – è partita da Lady D per arrivare, tappa dopo tappa, alla sacerdotessa dell’Eros formato mignon Melita Toniolo, al secolo Melita. Ex-Grande Fratello e ora vestale tutta curve della grande cultura lucignolesca. Al microfono di Lucignolo, interrogata se sia diventata ormai una Diva, Melita sfodera un’invidiabile modestia: “Eeeehhhhh, diva! Non esageriamo…….beh, sì, in effetti, sono una diva….” (controllate pure sul suo curriculum, all’indirizzo www.melitatoniolo.com. Anzi, no, visto che il suo curriculum è “offline temporaneamente per manutenzione”). Melita offre generosamente allo spettatore vampirizzato da donnine del calcio e vip spersi in vacanze sonnacchiose il meglio del meglio, a cominciare dal backstage del suo calendario, da oggi in edicola (venghino, venghino….). Melita Diavolita al Meeting di Rimini circondata da ciellini, poi, è la ciliegina sulla torta: una Rapsodia Satanica in grande stile, un tripudio di vita e curve emergente dal nero assoluto, dal Caos primordiale di un convegno ancora allo stato informe. Un savoir faire da angelo deceduto. L’idolo della perversità rivestita di mozzarella. Un’autentica Lucia Mon(d)ella con la missione speciale di stregare nientemeno che Formigoni. Obiettivo della Diavolita-vamp, quello di strappare ai politici in passerella la promessa di una riduzione delle tasse. Pretesto neanche troppo originale, ispirato forse al grande economista Proudhon. Che, onorando il gentil sesso, ha detto che la donna è una sorta di anello mancante fra il maschio e l’animale, equipaggiata del requisito della bellezza come piccola ricompensa a facoltà celebrali bloccate al livello intellettivo di un bambino. E così, eccola là, la sirenetta ventenne dal metro e settanta scarso (ma seno/vita/ fianchi 90/61/89) accompagnata per mano da una collega (che almeno conosce il volto dei politici) venir sguinzagliata di qua e di là a strappare baci e battute stiracchiate ai nostri rappresentanti, irradiando la sua luce che si diffonde bel oltre i confine angusti dell’economia nostrana come della cosa pubblica. Ignazio La Russa aveva anche provato a riportare la Diavolita al suo ruolo di donna angelicata e sottomessa, ma non c’è partita. Lo sguardo di Melita paralizza, l’immacolato candore che ovunque si espande nel convegno riminense viene perturbato dalla sua natura di mangiatrice d’uomini con digestivo incorporato. Diciamoci la verità. Mancherà a tutti, questa Melita Diavolita. La Diva da calendario, buona per tutte le stagioni.
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