Morto un Papi se ne fa un altro Enrico Papi con “Prendere o lasciare” (Italia1, ore 20.45) sembra essere risorto dalle ceneri di “Distraction”. Quest’ultima trasmissione, che ha condotto dal gennaio 2007, è un gioco dove il sadismo emana tutto il suo diabolico fascino: concorrenti che davanti al loro agognato premio concretizzato in una fiammeggiante autovettura se la vedono distruggere sotto i loro occhi dagli avversari eliminati, per giunta a suon di motosega e martello. L’istinto aggressivo prende il sopravvento, il perverso godimento di assistere allo sfascio della fortuna altrui si fa strada con imbarazzante tenacia. In tutto questo bailamme di istinti perversi misti a sorrisi luciferini, la faccetta di Papi stonava, e non poco. Lontano dal personaggio petulante e fanatico del gossip di serie C che si era ritagliato nel suo passato catodico (vedi il suo Papirazzo) il nostro, con tanto di Liceo Classico e studi al Conservatorio nel suo curriculum, si era infatti re-inventato nello sfavillante mondo del game show una versione piuttosto rassicurante e morbida (vedi Il gioco dei 9 e Sarabanda). Non essendo dotato dell’aria navigata e un po’ sorniona di un Mammucari, che dove lo metti pare funzionare, Papi a Distraction risultava troppo monotono: simpatizzante con le vittime e piuttosto consolatorio, mai complice con l’aggressore ma sempre con l’aggredito, non stuzzicava gli istinti più bassi ma accuratamente ne prendeva le distanze, assistendo al teatrino di allegre torture esibite con una partecipazione di gommapiuma che clonava ad ogni puntata. Con “Prendere o lasciare”, nel solco del più classico game show alla “Lascia o Raddoppia”, Papi sembra risorgere a nuova vita catodica. Stretto fra “Striscia la notizia” e “Affari tuoi”, dalla distruttività passa al gioco costruttivo, edificante, che più gli appartiene: quale miglior quiz – in epoca di prezzi saliti alle stelle dopo l’introduzione dell’euro – di quello che ha il suo centro nell’indovinare il valore degli oggetti in commercio? Un “Ok il prezzo è giusto” tradotto all’ordine dell’epoca in corso, dove le cose che non si hanno e si vorrebbero avere scippano la scena al vecchio montepremi dato dal gruzzolo di denaro da accumulare strada facendo. Quelle cose che Papi, con volto gaudente, può servire su un piatto d’argento, se solo se ne sa quantificare la preziosità. Il meccanismo del gioco è un po’ più complicato ma la sostanza è questa: si impara di volta in volta, sulla propria pelle, il costo di un desiderio. Un po’ di sadismo, anche qui, è pure presente (chi sa mai quanto costa un gregge di pecore?) ma il buon conduttore dal sorriso stampato ammicca, aiuta, dà il meglio di sé nel sostenere il concorrente a tu per tu con lo spirito dei tempi. Un Papi formato famiglia che calza a pennello con la trasmissione di cui ha fermo il timone. Perché la cattiveria non è proprio pane per i suoi denti. A ciascuno, d’altra parte, il suo game show.
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