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Non è come credi, il romanzo di Laura Minestroni

Laura Minestroni, che insegna Brand Lab e Gestione Strategica della Marca alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, è una che conosce bene quel luogo al confine fra falso, finto e reale che è il mondo pubblicitario (è stata autrice e regista di programmi sulla pubblicità fra cui Pubblimania su Raitre dedicato all’advertising internazionale). Un mondo ricco di stratagemmi comunicativi e “trucchi”, questo, improntati spesso alla fantasia e all’immaginazione funzionali a restituire anche quello che non c’è. Quid est veritas? La pubblicità emoziona e diverte, e tanto basta. Ma nel suo romanzo “Non è come credi” (Lupetti, 2007) la semiologa Minestroni lascia il posto alla romanziera di talento che non rinuncia a frugare nel gioco della finzione, attivato stavolta non dalle parti dei prodotti, ma delle relazioni intime. La protagonista del libro è Alice, ed è una giornalista del web. Una che fa coincidere il suo mondo con il suo bilocale di Milano in cui abita da sola. Una che coltiva la solitudine creativa ereditata dall’infanzia e scrive articoli come se stesse sempre giocando. Una che suo malgrado si innamora. Il fortunato si chiama Riccardo, che a sentir lei è un cacciaballe che “dovrebbe avere il copyright sulle sue cazzate”. Capace di stuzzicarla con la sua assoluta natura ordinaria eppure sfuggente, evasiva, distaccata. Fra i due inizia quasi per caso una storia a metà, piena di cose non dette o dette per e-mail o per sms, che in breve tempo trascina Alice in un gioco psicotico di imbrogli ed omissioni, informazioni smozzicate e verità che scottano da costringerla a diventare un autentico segugio, determinato a smascherare la rete di menzogne che il suo (inconsapevole) amante ha allestito ad arte. Spesso la verità e la menzogna, scrive Montagne, hanno volti conformi, portamento, gusto e andatura simili, e noi le guardiamo con il medesimo occhio. Quando il sospetto si mescola all’innamoramento, il cocktail è però mortifero e la confusione mentale fra la realtà e la finzione scatena un ginepraio di insinuazioni e legittimi sospetti, fughe e intrusioni improvvise, desiderio di rottura e attaccamento morboso a ciò che ferisce difficile da controllare. Alice ha la sventura di avere a che fare con un uomo che si sente totalmente sincero nella sua menzogna. Seppure di fronte a robuste bugie, infatti, Riccardo non abbandona mai l’autocontrollo allenato nella menzogna. La sua comunicazione è sempre ordinata quanto sfumata. Si mostra impeccabile nel rovesciare sempre la frittata. L’apertura affettiva di Alice, che scopre non con crescente rammarico di essere ormai dentro alla relazione fino al collo, la porta a non tirarsi mai indietro rispetto al confronto più crudo con i fatti. Ma Riccardo è un muro. Anzi, la schiettezza femminile, invece che deterrente per le sue bugie, le rinforza sempre di più, rendendole granitiche. Riccardo corteggia il vago e l’indeterminato quanto più avverte che la ragnatela delle menzogne diventa complicata, e Alice si fa sempre più sospettosa e inquisitiva. La sua abilità nel confezionare con assoluta freddezza e burocratico slancio, senza alcuna apparente auto consapevolezza, menzogne ad alto rischio, crea in Alice un’escalation di emozioni contrastanti che sfociano quasi sempre in reazioni fisiologiche (come un’insopprimibile urgenza di fare pipì). Perché in questo bel romanzo tutto moderno della Minestroni ci sono dentro tante paure e tanti riti quotidiani che attraversano la nostra contemporaneità, tic e ossessioni comuni a molti. E il linguaggio colloquiale della voce narrante costruisce situazioni di irresistibile divertimento, tanto più quanto riconosciute aderenti ad un vissuto credibile. Prendendo a prestito “istantanee di vita quotidiana” la Minestroni illumina l’infaticabile addestramento alla menzogna che contraddistingue chi ha tradito se stesso, per adeguarsi al mondo. Consigliato a tutte le signore che hanno in animo di scrivere una lettere contrita a qualche posta del cuore.




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