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Rino Gaetano, Raiuno è sempre più blu Terminata ieri sera la fiction in due puntate sulla vita del cantautore Rino Gaetano trasmessa in prima serata da Raiuno (“Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu”) appare del tutto giustificata la presa di distanza della sorella Anna che, pur apprezzando il prodotto televisivo, lo ha criticato giudicandolo una biografia fin troppo romanzata e molto distante dallo spirito del fratello. Di Rino Gaetano – artista nato a Crotone ma trasferito a Roma per motivi di lavoro dei genitori a dieci anni – sono molti – amici e colleghi di lavoro - che ricordano la naturale esuberanza, lo spirito libero e anarchico, l’intuitività, la continua ricerca di un pensiero libero e poco codificabile, la bizzarria e l’estro, la goliardia, la simpatia e – su tutto – un’indomita allegria. Che era poi la fonte della sua ironia che lo portava con il sorriso a prendere per i fondelli chi voleva in un periodo sociale – gli anni ’70 - di forte contestazione e impegno civile. Poteva essere interessante che una fiction, partendo dal percorso brillante quanto più fulmineo di Rino (Mogol ha detto che Gaetano è passato nel panorama musicale come passa la primavera) e dalla sua intima natura di battitore libero, allargasse lo sguardo ad un intero decennio – serio, serissimo - da ripercorrere attraverso il suo talento e il suo gusto per il non-sense. Dissacratore del conformismo – certo – ma soprattutto artista sognatore che attingeva idee e parole dal suo lato più giocoso e infantile. Magari usando le sue canzoni per accompagnare una ricerca intelligente su un clima storico denso di umori che rendesse soprattutto omaggio alla sua musica, riscoperta dalle generazioni giovani anche dopo la sua morte perché portatrice di una comunicazione semplice e fantasiosa. Fitta di filastrocche risolte in chiave pop e paradossi e voli creativi e esibizionismo bislacco che non aveva uguali negli anni in cui è fiorita la sua giovinezza. E invece che cosa ci ha generosamente offerto la fiction di Raiuno? La vita privata di un artista “maledetto” che finisce con il perdersi quando vende la sua anima al Dio mercato che lo trascina nel baratro della crisi ideativa e personale, fino all’alcolismo e alla disperazione consumata in solitudine. Un uomo che ha sempre cercato l’approvazione del padre, che sembra avergliela negata nel momento in cui ne aveva più bisogno. Un giovane incompreso pieno di fragilità narcisistiche e spinte autodistruttive. Una personalità inquieta e bisognosa di presenze affettive e sostegno ma allo stesso tempo incline a rifugiarsi nel suo mondo che (nella fiction, s’intende) pareva prendere molto sul serio. Certamente periodi di grande fatica e stress devono aver pure attraversato la vita di Gaetano, ma la sorella Anna nega risoluta questa presenza tanto conflittuale con il padre e l’alcolismo cronico rappresentato nella fiction. Ma anche ammesso che il romanzo inscenato sia piuttosto veritiero, non è questo il punto. Il fatto è che questo prodotto televisivo acchiappa ascolti non rende giustizia soprattutto al talento di Gaetano, che meritava un’intelligenza di racconto un po’ più sottile rispetto alla patetica rappresentazione di questa sorta di Jim Morrison de noantri, seppure con il volto (peraltro fin troppo belloccio) di Claudio Santamaria. Che dire? Raiuno è sempre più blu.
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