Sicko, il Dr Moore sbarca nelle sale italiane Chi si ammala è perduto. È quanto succede in America – patria dei migliori telefilm su corsie ospedaliere e medici zelanti – se sei povero e non sei assicurato. E, anche se sei assicurato, non è detto che le compagnie di assicurazione non trovino il modo per scaricare il paziente con qualche cavillo e tagliare così sui costi. Il ritratto del sistema sanitario americano che propone Sicko, il nuovo docu-fiction di Micheal Moore, sbarcato ieri nelle sale italiane, è da brividi dietro la schiena. Moore parte dalla cifre: nella classifica compilata nel 2000 dall’Oms, se la Francia è al primo posto seguita dall’Italia, gli Usa sono al 37. E questo perché in America la celebrità dei medici e le continue scoperte in campo farmacologico non bastano a far pendere la bilancia della sanità dalla parte del positivo, se poi fra i contro c’è il meccanismo diabolico delle assicurazioni e ci sono 50 milioni di cittadini americani tagliati fuori dal sistema perché non possono pagarsi le cure. Moore conferma il già noto (la mancanza di un sistema di assistenza sanitaria universale in America è vergognosa). Ma poi si spinge avanti e, oltre a fare le pulci alle aberrazioni prodotte dalle compagnie assicurative avide di guadagno e senza una coscienza, fa la parte di Alice che in casa d’altri rimane a bocca aperta per le meraviglie incontrate strada facendo. Canada, Inghilterra, Francia, Cuba: il corpulento regista di Fahrenheit 9/11 (che in Italia ha sbancato al botteghino) se ne va in perlustrazione negli ospedali fuori casa con l’aria più da turista per caso che da reporter ringhioso, e trova il paradiso. Almeno questo è quanto appare agli occhi di un americano che rischia di morire se non ha tutte le carte in regole per farsi curare. Sarà che in Francia il governante teme il governato mentre in America è il contrario, sarà che in Inghilterra il livello di assistenza è ottimo per tutti mentre in America c’è sempre la condizione economica di mezzo, sta di fatto che Moore con fare sornione e senza contraddittorio mette a confronto il bianco con il nero, puntando il suo grasso dito contro un sistema corrotto – quello americano - che dimentica i più deboli come anche gli eroi che non servono più. Per esempio quelli dell’11 settembre che facevano parte delle squadre di soccorso. E che adesso, contratte delle malattie respiratorie e dimenticati da uno Stato che non gli fornisce alcuna assistenza, se ne vanno scortati da Moore a Cuba, a farsi curare. Una bella contraddizione. Non si tacci Moore di essere parziale e di accentuare troppo il tono del suo j’accuse, senza controprove. Perché ha comunque scoperchiato una pentola. Dopo aver scoperto l’acqua calda. Anzi, bollente.
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