Simpsons Avatar
C’è grande attesa tra i fan dei Simpson per l’uscita nelle sale della pellicola-tiramisù direttamente ispirata al telefilm statunitense che ha emesso i primi vagiti fine anni ’80 e che è ancora, dopo venti anni, parentesi puntuale di meditazione a tutto campo sull’umano-troppo umano campare contemporaneo. La famiglia doc del proletariato americano dalla medio-bassa cultura, compattata in un divano, ha dato forma – episodio dopo episodio, anno dopo anno – a tutto lo scibile delle relazioni, smontate e rimontate in una realtà allestita fra inveterate abitudini giornaliere e ruoli sociali incrostati nel tempo. Più o meno tutto, nella cittadina di Springfield, viene messo sottosopra e passato al setaccio da una scrittura carogna che, con metodicità, spinge di continuo il piede sull’acceleratore. Il pastiche e la citazione diventano regola e un incombente iperrealismo è testimone tranquillizzante della volontà di superare la realtà, esasperandola. Se gli Antenati, con il loro nucleo domestico senza macchia, impallidirebbero di fronte a questo ritratto deformato dell’americana vita domestica, la cultura di massa viene sabotata con gusto affatto erudito: l’assolo di Lisa, forse, potrebbe anche essere un omaggio ispirato a Swift, nascosto sottotraccia. In attesa di vedere gli eroi di Spingfiled in azione, nel sito ufficiale del film (www.simpsonsmovie.com/main.html) viene data la possibilità all’utente che lo volesse di creare il proprio Simpsons avatar, rigorosamente personalizzato. Dalla tv, al grande schermo a internet, Springfield non è mai stata tanto vicina.
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