Spot immigrazione, Heidi non abita più qui Una campagna del governo svizzero per avvertire i cittadini africani, intenzionati a trasferirsi nell’oasi dorata della bassa pressione fiscale, che di lavoro per loro non ce ne è neppure l’ombra. Durante l’intervallo della partita amichevole Svizzera – Nigeria, martedì 20 novembre, nelle case di molti paesi africani il clima rilassato e giocoso dello spettacolo catodico è stato spezzato da questo spot-monito di grande impatto emotivo. La storia: un immigrato di colore comunica al padre via cabina telefonica (niente cellulare!) di aver trovato il paradiso nella Confederazione elvetica. E mentre le sue parole enumerano situazioni da sogno (civiltà e bellezza in ogni dove) scorrono, accompagnando il racconto a mo’ di illustrazione, le immagini della vera realtà dell’immigrato, preda della povertà, costretto a elemosinare, rincorso dalla polizia. Ai margini e senza appello. Il dipartimento dell’emigrazione punta su un annuncio diretto per non creare false speranze sulla vita che si nasconde dietro l’orizzonte di chi viene spinto da desideri di riscatto a emigrare lì e trova poi il nulla ad attenderlo. Perché la forza di lavoro africana – dice il dipartimento – in Svizzera è ricercata poco o nulla. Uno spot-spauracchio, insomma, contro l’immigrazione in cui viene sbattuta in faccia una durezza minacciosa che ha più il sapore di una autodifesa contro chi fa paura che non l’esposizione di un problema da affrontare con intelligenza e civiltà. Giudizio? Una cantonata.
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