Tarzan, addio
”Era in grado di fare balzi di sei metri nell’aria fino all’altezza vertiginosa delle cime degli alberi e afferrare con la massima precisione e senza alcun urto visibile i rami che fluttuavano selvaggiamente incontro a un tornado in arrivo”. Parola di Edgar Rice Burroughs. All Story Magazine, 1914. Dopo quasi un secolo, eccolo qui, Tarzan, incautamente lanciato da una liana, immortalato sospeso in aria, muscoli tesi e braccia spalancate sul vuoto, protagonista inconsapevole di una campagna wwf sul disboscamento delle foreste. Mentre Spiderman imperversa con le sue acrobatiche piroette nella giungla d’asfalto e grattacieli al cinema, Tarzan se la deve vedere con l’appiglio mancante, incorniciato da un cielo nero come la pece che non promette nulla di buono. “Questa giungla mi distrugge” diceva nello spot delle Gocciole Pavesi la consorte del novello Tarzan, con il broncio già a prima colazione. Colpo di bacchetta magica e – oplà! – la giungla sparisce, mangiata metro dopo metro dai tagli selvaggi del progresso. La moglie è accontentata. E il nostro eroe, sbriciolato a terra, peggio di un biscotto.
10 luglio 2007
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