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Tempesta d'amore, chi ha rapito Laura Mahler?

Tempesta d’amore si sta ripetendo da un bel po’ di puntate con l’angosciosa attesa della liberazione della protagonista Laura (Henriette Richter-Rohl), sequestrata dalla psicotica Helen che di lei vuole il bambino che porta in grembo. Una sequela infinita di battute su dove è Laura, cosa pensa, cosa fa mentre la spettinata carceriera Helen dà fondo a tutta la sua schizofrenia accudendola nello scantinato dove è rinchiusa e al contempo svolge normalmente la sua vita nell’albergo Fϋrstenhof. Quello stesso albergo dove tutti i personaggi alimentano senza posa la loro ansia per la scomparsa di Laura. Come fenomeno dilagante che ha visto l’atmosfera “fuori dal mondo” della soap tedesca racimolare in meno di un anno circa tre milioni di fedelissimi su Rete4, Tempesta d’amore è senz’altro oggetto di interesse. Come è stata condotta la vicenda del rapimento (dove in perfetto stile Beautiful una pazza tenta di rubare la felicità altrui) merita però un appunto. Lo start della storia ha sicuramente un forte potenziale (nel momento del coronamento del sogno, quello di convolare a giuste nozze con Alexander, la Bella trova come impedimento l’Invidia) e l’idea dominante che orienta la vicenda (l’attesa di ricongiungersi con la persona cara) avrebbe sufficiente intensità da produrre empatia con tutti i personaggi nel loro andirivieni continuo fra paure e interrogativi esistenziali. Che però – in questa punto della soap – non riescono a scaldare e ad avvolgere lo spettatore nei dilemmi programmati dalla sceneggiatura. Il conflitto marcato fra le due donne regine del fattaccio, fra la vittima sognatrice e la carnefice che si dimena fra l’atteggiamento fobico (essere scoperta) e ossesso (conquistare il bambino che Laura porta in grembo) è contornato da sentimenti diversi che vedono gli altri personaggi fuggire o rincorrersi, scrutarsi o allontanarsi, prendere diversamente le misure rispetto al possibile dramma che rimane sullo sfondo. L’empatia, cioè la possibilità di entrare nei vari punti di vista che questi ultimi esprimono è la meta di ogni soap, dove i caratteri sono ben chiari e la dinamica dell’azione procede al rallentatore. Il fatto però è che in questa fase di Tempesta d’amore si fa fatica a lasciarsi coinvolgere da un’azione bloccata da desideri e opposizioni, aiuti ed ostacoli potenzialmente forieri di eccitazione dove invece il banale realismo si trascina con stanchezza nei soliti crucci ribaditi in tutte le salse tanto da diventare indigesti. Persino nel meccanismo della soap che della ripetizione è maestra. I personaggi di Tempesta d’amore non escono mai dal seminato: Laura è quasi robotica nel partorire la batteria dei suoi pensierini; l’animo torbido di Helen sembra non meritare più di tanto di essere indagato nella sua natura più strutturata e profonda; la rivalità fra Gregor e Alexander – che in questa situazione poteva avere un respiro decisivo – è appena sfiorata; la relazione sentimentale fra Robert e Miriam è messa in sordina in attesa di tempi migliori e le complicazioni sul ritrovamento che dovrebbero mantenere viva l’attenzione non ce ne sono mai di accattivanti (la polizia smette di indagare per sfiducia?), mentre la rediviva Charlotte zoppica anche metaforicamente, inchiodata al ruolo di madre chioccia con tutto il suo ingombrante corollario di fragilità. Si attende da troppo tempo che lo sviluppo narrativo arrivi ad un punto di svolta, il crescendo, che è l’essenza del narrare, viene scartato a favore di un equilibrio fra le parti ingessato e statico dove il cambiamento irreversibile tarda ad apparire. Superflue tantissime battute anche all’interno di una stessa puntata, mentre si corre alla meta del lieto fine con il fiato pesante. Per fortuna l’aria buona della Baviera che fa tanto atmosfera. E che è un’autentica boccata d’ossigeno in un racconto che di ossigeno sembra in questo momento esserne davvero in debito.




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