Villani e le Anime Allevi-ate
Un disco solo piano che si chiama “Anime” (Just1 Records/Universo) può farti anche venire un brivido dietro la schiena. Sarà mica una raccolta di sigle di cartoni animati (anime, appunto) liofilizzata, senza la voce- highlander di Cristina d'Avena? E ci si tranquillizza subito quando si verifica che l'autore è Francesco Villani. Quattordici brani raccolti sotto un titolo che – se non è al mondo televisivo nipponico che si fa riferimento, quanto alla declinazione plurale di un mondo interiore –, nel discount spirituale odierno, persino impensierisce. Insomma, bisogna riconoscerlo, ci vuole coraggio a titolare così un disco d'esordio da solista. L'album, uscito l'8 maggio e prodotto da Alex Britti e Angelo di Martino, vince ogni indugio e rassicura sul fatto che non si tratta di ispirazioni intime clonate e clonabili, un rosario di note da ripassare a memoria, o una malinconia confezionata secondo copione.La ricerca musicale che l'artista propone in questo lavoro partendo con sincerità da se stesso, e si sente, è elegante e misurata, precaria nelle sensazioni che suscita come deve esserla quella di una sensibilità capace di sottrarre e sottrarsi con pazienza. Non è un caso che Roberto Saviano che ha firmato l'introduzione affatto lirica del CD parli di note “intagliate lentamente”, perchè la perizia è in effetti la stessa. La strada tracciata dal disco non è però a senso unico, anche se la sensazione che si ha ascoltando ogni traccia è quella di un'uniformità stilistica che restituisce un'armonia di insieme che rassicura. Diverse le deviazioni e i di-vertimenti permessi da avvicinamenti e allontanamenti sonori studiati ad hoc e insieme sentiti, attraversati fino in fondo – pop, tradizione, jazz, musica contemporanea – che ne fanno un progetto complesso, ricco di spunti, mai prevedibile. “Le cose che ci uniscono” sono anche “le cose che gli altri non dicono”, la passione è anche controllata da “la ragione di tutte le ragioni”, le anime trovano un contrappunto quasi fotografico in dettagli fisici, “Gli occhi di Sandro S.”, “La barba di Furio”, sempre carichi di affettività, e Villani si dice capace di “scambiare i protagonisti con i gregari e viceversa” con infantile anarchia, quasi liberandosi a più riprese della meticolosità “adulta” cui costruisce il suo progetto musicale. Villani non è Allevi. E perfortuna.
Il disco “Anime” (Just1 Records/Universo) di Francesco Villani è stato presentato al Caffè Letterario di Roma il 22 maggio.
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