W l'Italia in diretta dedicato al cinema italiano Speciale dedicato al cinema, a W l’Italia in diretta (Raitre), ieri sera. Apertura di trasmissione con una standin ovation a Mario Monicelli. Che, con una domanda niente affatto retorica, ha introdotto il tema centrale della trasmissione: il cinema è l’arte applicata all’industria e se le industrie in Italia non vanno bene, perché quella cinematografica dovrebbe fare eccezione? Perché se in Italia i talenti ci sono (come ribadito con forza anche da Paolo Virzì, al momento impegnato nelle riprese del suo nuovo film), come è che allora i film italiani faticano così tanto a uscire? Certo i tempi sono cambiati e – come ha ricordato Monicelli – se nel dopoguerra si vendevano in Italia 800 milioni di biglietti all’anno, adesso appena 80. E se, mettiamo, vengono prodotti 80 film, almeno 40 non trovano uno sbocco distributivo. Cinecittà, quello che un tempo era il tempio della produzione cinematografica (ai tempi d’oro aveva più di 1000 dipendenti, mentre adesso arruola circa 250 persone) attinge le sue risorse soprattutto alla fiction televisiva. Questo mentre altrove il cinema va molto decisamente forte. Le cifre che sono state date facendo riferimento all’Osservatorio di Cinecittà la dicono lunga sullo stato dell’arte: se l’anno scorso in Italia si sono fatti 90 film, in Francia se ne sono sfornati 203 e in Germania 174. E ancora: se in Italia per fare un film si spendono in media 2 milioni di euro, in Germania se ne spendono 4 e in Francia quasi 6. Altro dato sconcertante: dal 2000 al 2004 i network generalisti hanno trasmesso 22600 film e di nuovi italiani soltanto 82. Insomma, il problema – nonostante gli investimenti non irrisori della Rai sul cinema – è di sistema e il modello francese rimane tutt’oggi un esempio che andrebbe seguito. Soprattutto visto che negli ultimi anni ha ottenuto un sostanziale pareggio con la cinematografia americana. Le cose funzionano così. In Francia esiste un centro, il CNC, preposto a tutelare il cinema francese e quello europeo nelle sale, in televisione e su internet. Per far questo è stato disposto un fondo di sostegno di circa 500 milioni di euro che viene distribuito alla produzione francese ed europea per essere competitiva rispetto alla concorrenza internazionale. Gli aiuti previsti dal CNC sono due: un finanziamento sistematico concesso ad ogni produttore in funzione degli incassi raggiunti dai suoi film precedenti (finanziamento che deve essere reinvestito in film francesi o europei); e poi un finanziamento selettivo a sostegno delle opere d’autore. Come si finanzia il CNC è presto detto: una tassa del 10% sugli incassi nelle sale e una del 5,5% sul fatturato delle reti televisive pubbliche e private. Inoltre il CNC prende il 2% dalle vendite di Vhs e Dvd (dall’anno prossimo tassa analoga applicata anche ai fornitori di servizi internet). La puntata di W l’Italia in diretta ha realizzato una panoramica piuttosto esauriente sullo stato del cinema italiano di oggi che pare invece affidato, più che a regole e tutele, alla nota arte di arrangiarsi del singolo, che in alcuni casi diventa una sorta di factotum per sopperire ad una distribuzione che latita. Presenti in trasmissione molti esponenti del movimento dei Cento Autori, che si sono rimboccati le maniche per far sì che le cose cambino e che ci sia più trasparenza. Ad oggi, un film come “Le rose del deserto” (molto lontano dal budget medio di un film italiano) rimane comunque possibile solo per un maestro come Monicelli.
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